Sguardo bifocale ad est

Sguardo bifocale ad est
CEDOS - Grande Guerra
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Un po’ segnalazione, un po’ invito di lettura, un po’ anticipazione della prossima intervista, soprattutto però un invito a guardare i luoghi in cui viviamo e la storia che raccontano mischiando gli sguardi e i piani di lettura. Questo il senso racchiuso nella combinazione di poesie e fotografie che vi proponiamo oggi.
Proviamo allora a fare qualche passo a est, verso il confine orientale, lungo la linea del fronte che cent’anni fa si ruppe a Caporetto, attraverso valli e pianure che sono state per tutto il Novecento terre contese, in città e periferie oggi teatro di nuovi esodi e nuove silenziose tragedie.
A prestarci lo sguardo è Francesco Tomada, che ospiteremo a breve per una chiacchierata su storia, Grande Guerra e memoria. Poeta goriziano d’adozione, Tomada è ben conosciuto nel microcosmo della poesia italiana contemporanea e apprezzato da molti lettori per il suo stile diretto, piano, eppure preciso e coerente, come pure per il suo saper raccontare la quotidianità impastata umanamente di sofferenza e amore, senza però ripiegarsi su sé stesso o in un intimismo autoreferenziale; proprio perché onestamente radicato nel proprio mondo il suo sguardo rimane anzi aperto anche alle storie altrui, ai destini lontani di chi ci vive accanto e quindi agli echi della Storia. Per questo ci auguriamo che i suoi testi incontrino sempre nuovi lettori, magari anche fra chi non frequenta d’abitudine la poesia. Tre le sillogi di Francesco Tomada che prendiamo oggi in mano: A ogni cosa il suo nome, Le Voci della Luna, 2008; Portarsi avanti con gli addii, Raffaelli, 2014 e Non si può imporre il colore a una rosa, Carteggi Letterari, 2016.
Ad accompagnare una breve selezione di poesie di Tomada, alcune fotografie di Alessandro Coccolo. Anche lui friulano – di Gemona -, Coccolo è fotografo di sensibilità e intelligenza rare, quindi testimone affidabile e onesto. Compone versi e poemi con immagini, muovendosi lungo quella che era prima di Caporetto la linea del fronte della Grande Guerra e oltre, nell’Istria, in Dalmazia e nei Balcani a noi cari. Due sono i reportages da cui abbiamo tratto le immagini qui presentate: “Sons of the lost Empire” – un viaggio nei quaranta cimiteri di guerra lungo la valle dell’Isonzo e nel Carso di Comeno in cui sono sepolti decine e decine di migliaia di soldati imperiali di varie etnie caduti durante la Grande Guerra – e “The Jungle – Viaggio al termine dell’Europa” – testimonianza senza appello (per noi) fra i rifugiati afgani e pakistani lungo il fiume Isonzo e nel campo di MSF di San Giuseppe.
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